mercoledì, luglio 15, 2009

Colpo alla mafia ennese...

ENNA - Il Reparto operativo del comando provinciale carabinieri e la squadra mobile di Enna hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Caltanissetta, nei confronti di esponenti di spicco della mafia ennese. Con l'operazione, denominata "Old-one" e nella quale sono stati impegnati un centinaio di uomini delle forze dell'ordine, "viene decapitato - sostengono gli inquirenti - il vertice provinciale di Cosa nostra, attivo nella riscossione del pizzo e nella gestione degli appalti". In particolare tra gli arrestati figura il presunto capomafia di Enna, che sarebbe stato incaricato della riorganizzazione mafiosa dell'intero territorio provinciale ma con forti interessi anche in altre aree della Sicilia. Un boss, sostengono gli investigatori, che fondava la sua autorità sul sostegno di Ciccio La Rocca, uno dei capi storici di Cosa nostra nella Sicilia orientale. Agli indagati vengono contestate una serie di estorsioni relative ad alcuni appalti.

L'ELENCO DEGLI ARRESTATI. In carcere su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica a Caltanissetta sono finiti, Salvatore Seminara, nato a Caltagirone, 63 anni residente a Mirabella Imbaccari, allevatore, pregiudicato, indicato dagli inquirenti come capo provinciale di Cosa nostra nell'Ennese; Gaetano Drago, nato ad Aidone, 54 anni, commerciante, pregiudicato, al quale viene contestato anche un tentativo di estorsione tuttora in corso ai danni di una ditta sub appaltatrice per un lavoro nel comune di Aidone, Isidoro Di Pino, nato ad Aidone, 57 anni, operaio stagionale forestale, pregiudicato e Antonino Spitaleri, nato a Enna, 43 anni, residente ad Aidone, manovale, pregiudicato.Di Pino e Spitaleri oltre che di associazione mafiosa, sono accusati anche di estorsione nell'ambito di un lavoro appaltato dal comune di Aidone per circa un milione di euro.
14/07/2009

Fonte: La Sicilia

Meglio tardi che mai..

Palermo, 13 lug.- A vent'anni anni di distanza dall'agguato di Gela (Caltanissetta) in cui tre uomini rimasero feriti da colpi di arma da fuoco, la Polizia di Stato e' riuscita a fare luce sul triplice tentato omicidio. Otto le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Caltannissetta ed eseguite dagli uomini della Squadra mobile guidati da Giovanni Giudice. I provvedimenti sono stati richiesti dal Procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari, dall'aggiunto Domenico Gozzo e dal pm Antonino Patti.

Le vittime predestinate, ma scampate all'agguato avvenuto il 18 marzo del 1989, erano Salvatore Bacarella, Marcello Sultano (dal 2006 collaboratore di giustizia) e Salvatore La Russa. Due di loro erano esponenti della 'Stidda' di Gela. I tre vennero feriti da diversi colpi di arma da fuoco, ma riuscirono a sopravvivere. Le indagini della Squadra mobile nissena e dei commissariati di Gela e Niscemi hanno fatto luce sulla vicenda, grazie anche alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Alla fine degli anni Ottanta Gela era stata insanguinata da diversi fatti di sangue con omicidi e tentati omicidi su cui spesso non e' stata fatta luce.

Fonte: Adn kronos

Il "papello"

PALERMO - Il "papello", la lista di richieste che la mafia avrebbe avanzato nel 1992 fra le stragi Falcone e Borsellino a uomini delle istituzioni per vantaggi in favore di Cosa nostra, Massimo Ciancimino lo avrebbe conservato fino al 2005 nella cassaforte di casa sua a Palermo. Gli investigatori, nel corso di una perquisizione domiciliare, non controllarono però il forziere blindato. E' quanto emerge dall'interrogatorio al quale il dichiarante è stato sottoposto oggi dalla Procura di Catania, nell'ambito di un'inchiesta che coinvolge anche professionisti e imprenditori di Palermo. Ciancimino, rispondendo alle domande del procuratore della Repubblica Vincenzo D'Agata e del sostituto Antonino Fanara, ha ricordato che durante la prima perquisizione alla quale è stato sottoposto nel 2005, nell'ambito dell'inchiesta sfociata nella condanna per riciclaggio a cinque anni e otto mesi, gli investigatori non aprirono la cassaforte della sua abitazione. Secondo il figlio di don Vito, nel forziere vi erano diversi appunti del padre, compreso il papello. Il dichiarante ha già annunciato che intende consegnare il documento ai magistrati.
14/07/2009

Fonte: La Sicilia

lunedì, luglio 13, 2009

"Certi vantaggi avuti..."

PALERMO - Vito Ciancimino si preoccupava che non venisse ucciso il figlio di Silvio Berlusconi, nè ci fossero altre stragi, perchè "sarebbero state controproducenti per i mafiosi". La rivelazione, racchiusa in un verbale di interrogatorio dell'1 luglio scorso, è del figlio di Vito, Massimo, che ha chiarito alla Dda di Palermo il contenuto delle lettere che Bernardo Provenzano avrebbe inviato a Silvio Berlusconi fra il 1991 e il 1994 all'epoca della presidenza del gruppo Fininvest. "Mio padre - ha detto Ciancimino jr - era per la non attuazione delle minacce, e forse per questo alla fine è stato messo da parte in questa trattativa. Mio padre diceva che bisognava toccargli il polso alle persone, nel senso scuoterle - ha spiegato il dichiarante - ma non di più. Non bisognava usare il braccio forte. Dicevano di riconoscenza, che il soggetto era irriconoscente, si stava scordando di certe situazioni, di certi vantaggi avuti, di certe robe varie...". Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il sostituto Nino Di Matteo hanno chiesto a Ciancimino chi fosse "il soggetto". La risposta: "Il dottor Berlusconi".
11/07/2009
Fonte: La Sicilia

A me sembra una lettera scritta da un 15enne...

Palermo, 11 lug. - Nuova intimidazione per il senatore del Pdl, Carlo Vizzini. Ignoti gli hanno fatto recapitare a casa una lettera contenente "pesanti minacce". Si tratta per l'esponente del partito di Berlusconi di 'avvertimenti' non nuovi. Gia' in passato, infatti, Vizzini ha ricevuto messaggi intimidatori. Sull'episodio indaga la Polizia."Smettila di scassare con le tue denunce del c... Noi dobbiamo costruire il futuro per Palermo, non possiamo stare attenti ai tuoi sproloqui. Smettila di disturbarci e di attirare gli occhi di quei pezzi di m... di magistrati e poliziotti su di noi, altrimenti te la facciamo pagare con il sangue". Sono alcuni dei passaggi della lettera di minacce ricevuta dal senatore del Pdl, Carlo Vizzini. La missiva con un nome ed un indirizzo di Brancaccio (Palermo), come falso mittente, e' stata fatta recapitare ieri per posta ordinaria presso l'abitazione dell'esponente del Pdl.
Nella lettera si legge ancora: "Tu ostacoli i patti con gli amici nostri che contano... Ci vuoi fare isolare con le tue leggi e farci morire poveri.. perbenista, schifoso e buffone". Poi la conclusione: "Questo e' l'ultimo avvertimento, poi ti faremo la festa".

Fonte: Adn kronos

venerdì, luglio 10, 2009

I misteri della lettera..(Foto "Espresso")

PALERMO - Sarebbe stato inviato dal boss Bernardo Provenzano il messaggio che aveva come destinatario finale Silvio Berlusconi: è quanto emerge dall'interrogatorio di Massimo Ciancimino, depositato stamani nel processo in Corte d'appello in cui è imputato il senatore Marcello Dell'Utri (Pdl), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il messaggio cui fa riferimento Ciancimino è quello trovato scritto in una lettera sequestrata nel 2005 tra le carte di Vito Ciancimino, e scoperta solo adesso dai pm della procura di Palermo. Nella missiva si fa riferimento "all'onorevole Berlusconi" e a una minaccia che gli sarebbe stata rivolta nel caso in cui non avesse metto a disposizione una delle sue reti televisive. Nel messaggio, vergato a mano, si fa anche riferimento a un "contributo" politico che l'autore della missiva avrebbe dato. Sono due i verbali depositati stamani dalla Procura generale e sono datati 30 giugno e 1 luglio. Secondo quanto sostiene Massimo Ciancimino, la lettera doveva avere come mediatore proprio il senatore Dell'Utri, che avrebbe dovuto girare il messaggio a Berlusconi. La lettera che avrebbe come destinatario finale Silvio Berlusconi, sequestrata dai carabinieri fra le carte di Vito Ciancimino, sarebbe stata consegnata a Massimo Ciancimino da Pino Lipari, uomo di fiducia di Bernardo Provenzano. Il messaggio, secondo quanto racconta il figlio dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia e poi morto, lo avrebbe ricevuto nella villa a San Vito Lo Capo di proprietà di Lipari, e in quella occasione sarebbe stato presente anche Provenzano. Massimo Ciancimino non ricorda con precisione la data in cui avvenne la consegna. Ma sottolinea invece che il messaggio era completo, cioè non era tagliato nella prima parte così com'è stato trovato dai carabinieri durante una perquisizione. Il foglio di carta, infatti, è strappato a metà e in questo modo i pm lo hanno mostrato a Ciancimino. Questo particolare ha fatto preoccupare il dichiarante, il quale ha detto ai pm che questo fatto lo ha colto alla sprovvista e sostiene che si tratta di una vicenda "più grande di me". Infine, secondo Ciancimino, vi sarebbero altre due lettere che Provenzano avrebbe inviato a Berlusconi attraverso Ciancimino e poi Dell'Utri, di cui però ancora non vi è traccia. I giudici della corte d'appello che stanno processando il senatore Marcello Dell'Utri (Pdl), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa (in primo grado è stato condannato a 9 anni di reclusione), si sono riservati di accogliere la documentazione prodotta dalla procura generale. I giudici scioglieranno la riserva il 17 settembre.
10/07/2009

Fonte: La Sicilia


A questo punto ho alcune domande:

- Perchè la lettera è tagliata?

- Perchè dal 2005 al 2009 Pignatone e Grasso non hanno mai menzionato questa lettera?

- Perchè Ciancimino dice "è una vicenda più grande di me"?

- Dove possono essere le due altre lettere?

E soprattutto...
- Dato che non c'è stato nessun "evento luttuoso" in casa Berlusconi, è quindi vero che lui ha adempito alla richiesta di Provenzano avendo in cambio il "contributo politico" dal boss promesso?
Pensare grazie...

La televisione...

AGRIGENTO - Michele Bongiorno, 19 anni, è stato arrestato dai carabinieri del reparto operativo di Agrigento con l'accusa di essere uno dei due assassini di Luigi Salvo, l'imprenditore di Serradifalco (Caltanissetta) il cui cadavere carbonizzato è stato trovato ieri sera nelle campagne di Favara(Agrigento). La scomparsa della vittima era stata denunciata il 18 giugno scorso dalla moglie. La contrada dove è stato trovato il corpo dista circa duecento metri da un terreno di proprietà di Rosario Stuto, 19 anni, in carcere dallo scorso 24 giugno per l'omicidio e il sequestro dell'imprenditore. Secondo l'accusa, Stuto e Bongiorno, entrambi di Favara, avrebbero caricato Salvo su una Fiat Uno rossa; nella vettura i carabinieri del Ris trovarono tracce di sangue umano. Le indagini dei carabinieri, coordinati dai Pm Adriano Scudieri e Gemma Miliani, della Procura della Repubblica di Agrigento, hanno consentito di appurare che Luigi Salvo, commerciante di legname, vantava un credito di circa 200 euro nei confronti di uno dei due arrestati. Per questo motivo sarebbe stato prima sequestrato nel centro di Favara, dove si era recato in auto con la moglie, e successivamente portato in un casolare di contrada Caltafaraci e ucciso con alcuni colpi d'arma da fuoco. Il cadavere sarebbe poi stato dato alle fiamme per eliminare ogni traccia. Particolari agghiaccianti sono emersi durante la conferenza stampa in procura ad Agrigento. Michele Bongiorno e Rosario Stuto emulavano i criminali della fiction 'Capo dei capi'. In uno dei loro computer sarebbero state anche trovate delle fotografie che ritraggono, messi in posa, i due favaresi con in mano delle armi. Altre due o tre persone, anche loro giovanissime, potrebbero essere coinvolte. I carabinieri del reparto operativo di Agrigento stanno effettuando i controlli sui tabulati telefonici e verificando i segnali dei telefonini dei sospettati.
10/07/2009

Fonte: La Sicilia

Ecco il prestanome..

PALERMO, 10 LUG - L'imprenditore Giovanni Borruso, di Palermo, e' stato arrestato stamani per intestazione fittizia di beni. L'uomo, proprietario di una catena di negozi di ottica, e' accusato di essere il prestanome di un boss mafioso. Il provvedimento cautelare e' del gip del tribunale di Palermo, su richiesta del pm Roberto Scarpinato ed eseguito dalla Dia. Il giudice ha anche ordinato il sequestro di un'azienda.

Fonte: ANSA

Altadonna arrestato...

PALERMO - Agenti della Polizia di Stato appartenenti alla sezione "Catturandi" della squadra mobile di Palermo hanno arrestato Lorenzo Altadonna, 46 anni, imprenditore palermitano, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa l'8 luglio scorso dalla terza sezione penale del tribunale. L'imprenditore è stato condannato a 12 anni di carcere, in primo grado, per concorso esterno in associazione mafiosa, nel contesto del processo sull'operazione denominata "Occidente". Altadonna, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa di Carini, venne scarcerato dopo l'arresto nel marzo 2007 poichè il tribunale del riesame dichiarò nulla l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 23 gennaio. Ieri, dopo la condanna in primo grado, le porte del carcere si sono riaperte per l'imprenditore di Carini.
10/07/2009

Fonte: La Sicilia

mercoledì, luglio 08, 2009

Imprenditore bruciato in macchina..

SCIACCA (AGRIGENTO) - Sarebbe stato raggiunto da almeno due colpi d'arma da fuoco prima di essere bruciato all'interno della sua Mercedes, Amedeo Tolentino, l'imprenditore di 37 anni di Siculiana trovato carbonizzato a Sciacca. Lo ha stabilito l'ispezione cadaverica eseguita dal medico legale Vincenzo Battaglia, nominato dal pm che si sta occupando dell'inchiesta, Paolo Pietro Mazza. I magistrati, per le modalità del delitto, ritengono probabile che si tratti di un omicidio di mafia. L'autopsia è stata disposta per giovedì, sarà effettuata da un esperto di medicina legale dell'università di Palermo. Tolentino, sposato e padre di due bambini, era titolare di due supermercati, aderenti alla catena commerciale Sisa, in via Roma a Siculiana. Secondo i carabinieri del reparto operativo di Agrigento, l'imprenditore stava per aprire un altro esercizio commerciale, sempre nel paese, e aveva delle compartecipazioni societarie in altri due punti vendita della zona saccense. A rendere possibile l'identificazione del corpo, totalmente devastato dalle fiamme, sono state la tessera sanitaria e la patente di guida ritrovate dai vigili del fuoco, all'interno del portafogli bruciacchiato. I carabinieri del reparto operativo da stamattina continuano a interrogare parenti, amici, dipendenti e altri commercianti sia di Siculiana che di Sciacca. "Le indagini vanno avanti a 360 gradi - ha detto il procuratore di Sciacca Vincenzo Pantaleo - Le modalità con le quali è stato realizzato l'omicidio sono però decisamente inquietanti".
07/07/2009

Fonte: La Sicilia